NASCITA “LES FLANEURS EDIZIONI”

maggio 10, 2015

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COMUNICATO STAMPA

Les Flaneurs Edizioni: a Bari nasce una nuova casa editrice

Il panorama culturale pugliese si arricchisce di un nuovo soggetto editoriale. A Bari, infatti, il giornalista Alessio Rega, direttore responsabile della storica testata NelMese, e la scrittrice Bianca Cataldi hanno fondato la casa editrice Les Flaneurs Edizioni.

La scelta di questo nome rimanda al termine francese “flaneur” che fa riferimento a una figura prettamente primonovecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia. Oggi come allora, la casa editrice si pone come obiettivo la diffusione della cultura letteraria in ogni sua forma, dalla narrativa alla poesia fino alla saggistica, con indipendenza di pensiero e occhio attento alla qualità.

Les Flaneurs Edizioni è contro l’editoria a pagamento e intende seguire i suoi autori in tutti i passaggi della pubblicazione: dall’editing alla promozione.

Per il…

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Waiting room di Butterfly Edizioni su Blomming

giugno 11, 2013

Waiting room di Butterfly Edizioni su Blomming.

Recensione: “Starcrossed” di Josephine Angelini

agosto 14, 2011
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 STARCROSSED

Josephine Angelini

Giunti Y

In libreria dal 7 settembre 2011

In principio furono gli dei dell’Olimpo. Divinità, certo, ma così vicine agli umani da carpirne le passioni, gli amori, le illusioni, i desideri. Poi vi erano i Semidei, coloro nei quali abitavano due anime: l’anima umana, così fragile e mortale, e l’anima divina. Dei e semidei, immobili nel loro Olimpo come le illustrazioni bidimensionali e un po’ sbiadite dei libri antichi. Sembrano appartenere ad un altro tempo, se non ad un’altra dimensione. Eppure…

XXI secolo. Helen è una ragazza come tante, solo incredibilmente più bella. E più forte. Può correre alla velocità di un fulmine, lanciare saette quando è molto nervosa o si sente in pericolo e…ogni volta che fa qualcosa di “strano”, quasi “soprannaturale” dinanzi agli altri, avverte delle fitte allo stomaco che la piegano in due dal dolore. Vive con suo padre in una piccola casa che in ogni angolo, in ogni stanza sembra rievocare l’immagine perduta di sua madre. Sua madre. E’ andata via quando Helen era solo una ragazzina, e non l’ha più vista. Di lei, ha soltanto un ciondolo, un cuoricino simile a tanti altri. In quel cuoricino di metallo, si nascondono il suo cuore e quello di una madre della quale ricorda a malapena il volto. La vita di Helen trascorre tranquillamente tra gli amici – soprattutto quella pazza di Ridarella, la sua migliore amica – il liceo, le ore di ginnastica, sino al momento in cui…non arrivano loro. La famiglia Delos. E’ sufficiente che Helen senta nominare quel cognome per sentire un torrente di rabbia crescerle in petto e ingrossare, ingrossare sin quasi a farla esplodere. Perchè? Cosa le avrà mai fatto la famiglia Delos per essere odiata così tanto? Helen non ne ha idea. Non ha mai visto nessuno di loro in vita sua. Dal momento in cui i suoi amici le annunciano l’arrivo della famiglia Delos sull’isola di Nantucket, dove Helen vive, la ragazza inizia ad essere tormentata da terribili incubi. Ogni notte, sogna di addentrarsi in una terra desolata nella quale, tra il terreno arido e un cielo privo di luce, Helen continua a desiderare di vedere il fiume e di assaggiare le sue acque. E ogni mattino, al risveglio, il terreno e il sangue sulle lenzuola le testimoniano l’evidente realtà dei suoi sogni. Gli incubi continuano e, in un giorno terribile, Helen incontra per la prima volta i membri della famiglia Delos e, in particolar modo, Lucas. L’odio che prova nel momento in cui intravede Lucas è immotivato, irrazionale, folle…ma proprio per questo Helen non riesce a controllarlo, e subito si avventa sul ragazzo, evidentemente pronta ad ucciderlo. Lucas, pur non volendo farle del male, dimostra di provare nei suoi confronti lo stesso odio. Perchè mai? Come possono detestarsi così tanto se non si sono mai incontrati? Helen non sa spiegare i suoi atteggiamenti nè le sue sensazioni. Tutto ciò che sa è che le basta avvicinarsi ad un membro della famiglia Delos per essere tormentata dall’apparizione di tre figure terribili, curve come spago, inquietanti come bambine abbandonate e disperate. Soltanto nel momento in cui Helen si piega al dialogo con la famiglia Delos scopre che le tre figure che le appaiono e che le sibilano contro “Sangue chiama sangue” sono le Furie. Esatto, le Furie, colleriche divinità del mondo sotterraneo assetate di vendetta. Ma come possono essere “reali”? Helen le ha incontrate soltanto una volta nel corso della sua vita, ed è stato in un libro di mitologia, a scuola. Eppure le Furie sono lì, pronte a comparire ogni qualvolta Helen incontra un membro della famiglia Delos. Sono lì, e la incitano a fare del male ai suoi “nemici”. Le minacce, tuttavia, non finiscono qui: un uomo di nome Creon, appartenente alla famiglia Delos ma in rotta con ognuno dei suoi membri, sembra avere intenzione di rapire Helen e di portarla via con sé; e una donna, della quale nessuno conosce l’identità, sta meditanto lo stesso piano, ma per ragioni evidentemente differenti. Helen è desiderata ardentemente da due forze oscure, ma perchè? Ed è a questo punto che, tra Furie, incubi, terre desolate e poteri soprannaturali, Helen è costretta a porsi la più crudele delle domande: Io chi sono?

Starcrossed è un romanzo incredibilmente accattivante: inizia un po’ in sordina, poi decide di non farti dormire e poi ti tormenta anche di giorno e poi e poi e poi non puoi più allontanarti dalle pagine, ed è così che diventi parte della storia. Una storia originalissima che nessuno aveva mai deciso di riportare a galla: la storia della guerra tra Greci e Troiani, la storia dell’Iliade che diventa improvvisamente reale, che entra nella vita di tutti i giorni. Letteratura che abbandona Omero per divenire Josephine Angelini. Letteratura che si fa respiro, avventura reale e tangibile. Helen, con la sua timidezza e la sua dolcezza, è un’eroina fuori dal comune. Lei non ha neppure il coraggio di ammettere di essere in grado di volare, eppure desidera ardentemente farlo. Piccola Helen. Così forte ma al tempo stesso indifesa, perchè incapace di fare del male anche solo per difendersi. Helen. Che è perdutamente innamorata di Lucas, ma crede che non le sia permesso di vivere con lui. Perchè è questo che le fanno credere. Helen, che può calarsi nella Terra dei Morti ed uscirne viva, sopravvivere, sempre. Un personaggio grandioso, tracciato con pennellate delicate, come d’acquerello. Un personaggio del quale v’innamorerete. Un’altra nota positiva? L’atteggiamento della scrittrice nei confronti dei suoi personaggi: mi è sembrato di cogliere distintamente un vero e proprio desiderio di “protezione”, di amore oserei dire materno nei confronti di ognuno di loro. Helen, dolce e fragile. Lucas, amorevole e coraggioso. Hector, il terribile Hector, impulsivo e potenzialmente pericoloso, ma in realtà troppo buono. Ho adorato la schiettezza con la quale l’Angelini ha saputo cogliere la fragilità dietro ognuno di loro, la “componente umana” che si nasconde nei loro poteri, nella scorza con la quale tentano di proteggersi dal mondo. Perchè è di questo che si tratta. Certo, di dei, semidei e compagnia bella. Ma soprattutto di uomini. Uomini che hanno la mortalità incisa sulla pelle come un marchio. Uomini disposti a tutto per difendere il loro mondo e la loro dignità. Uomini in balia di un destino che non hanno scelto e che tentano inevitabilmente di sfidare. Uomini raccontati con una scrittura che incanta, e che ti rende sempre più impaziente di arrivare alla fine. Fine che, ovviamente, non c’è, perchè “Starcrossed” è solo il primo capitolo di una saga. E allora…vi prego, datemi il seguito. Datemi la spiegazione che aspetto, quel finale che, a giudicare dalle premesse, non potrà che confermare l’ottima considerazione che ho maturato di questa incredibile scrittrice.

‘bout a masked knight…

settembre 25, 2009
e dire che da piccolo sembrava così tenero...

e dire che da piccolo sembrava così tenero…

you rock

settembre 3, 2009

mi perdo nel tuo rock aconsonantico. sei nudo e crudo, i miei vestiti tremano di paura. sei troppo pieno di suono, no melody, no harmony, nothing. nel tuo rock aconsonantico, rubo note qua e là. le infilo al posto delle perle, e le porto al collo, sempre con me.

canary’s suicide

agosto 30, 2009

Lo smalto blu mi dona. E’ un po’ come avere la notte sulle dita. la sera fa buio presto, ormai, e il tramonto si specchia nelle vetrine dei negozi, si piega e si allunga come in un video dei Muse. Confondo l’orizzonte con il confine dei palazzi. Condomini pieni di gente sudata, e musica di ventilatori accesi nei corridoi delle case. La voce del papa nella televisione risulta distorta e capovolta, sciancata, ma a mia nonna piace. Mi preparo un cappuccino ondeggiando sulle infradito di gomma; sto soffrendo il mal di mare in casa, vorrei essere meno nervosa. Immagino il diramarsi delle vene nel mio corpo e mi sento viva. Evito le congiunzioni e metto in moto solo virgole, virgole, virgole, perchè mi fanno sentire più sola, più me stessa, nel silenzio della domenica mattina. La domenica in casa, e i muri che si colorano di sacro bianco domenicale. La fine della settimana o l’inizio, è un po’ come il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Ma buona domenica, dico a me stessa, continuando ad ondeggiare. Il mal di mare mi è arrivato al cervello, e annegano i miei neuroni nevrotici. Vedo il mare ovunque, anche nella gabbia del canarino. Si chiama Twisty, il mio canarino. Lo immagino mentre annega nel mio mare. Chissà com’è un canarino che si suicida.

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come in un libro di palahniuk, forse.

che poi non è vero niente

agosto 29, 2009

tutti questi finti musicisti. il basso sulla spalla. la chitarra in tutte le foto. sposatevi i vostri quattro accordi in modo maggiore, perchè il modo minore vi deprime. affogatevi in Tie your mother down. cantate quel vostro inglese snaccherato sgomitato frigido, cantate finchè le corde vocali non si rivolgeranno al sindacato, cantate. e sorridete pure come ebiti, che tanto i vostri sogni sono cortometraggi. silenzio cerebrale, e assenza di suono in un mondo di suoni. vi invidio, un po’. per la vostra assoluta convinzione. la vostra musica è una religione che ha sbagliato dio. vi invidio perchè il basso sulla spalla non vi pesa, anche perchè non pesate trentanovechilivirgolanove come me. e poi vi odio. quando dite “musica” mi viene il prurito nelle viscere. quando dite “amore per la musica” svengo. svengo. svengo.

e dire che ho suonato con voi per un anno. ingoiando. sputando. ingoiando. sputando…

Sunset Boulevard

agosto 27, 2009

L’estate ha un brutto colore quando sai che sta finendo. Quando l’odore dell’asfalto si confonde con quello rancido del tuo sudore, finchè non smetti di sudare e ti accorgi che non fa più caldo. E cammini lungo strade tutte uguali, sul lenzuolo grigio di cemento che qualcuno ha costruito al posto tuo. Sfilano davanti ai tuoi occhi – nei tuoi occhi – i ricordi capricciosi di un’estate già finita. Cortometraggi nella testa, offuscati dal sole, bruciati. I fiori di carta che hai sulla scrivania hanno cambiato colore. A volte ti chiedi che sapore ha il momento in cui cambia stagione. Cerchi di afferrare quel momento. Senza considerare gli effetti collaterali del carpe diem. Ma rimani seduta sul ciglio del marciapiede a guardare la luna capovolgersi. E tutto ciò che resta da fare è aprire l’armadio, e ricordare dove hai conservato l’inverno.